giovedì 29 giugno 2017
13.11.2012 - Giuseppe Picchianti

Quando la società ha bisogno di tanti “Piccoli Principi”.

Fulvio Rombo è medico psicologo a Sanremo. Fa parte dell'Ancora, l'Organizzazione che si occupa del recupero e sostegno delle persone dipendenti da alcool e droga; egli si occupa del disagio e del recupero giovanile. Tra le tante iniziative, coordina e gestisce, insieme ad altre persone, il centro di incontro per i giovani “Baraonda”, nel quartiere Baragallo a Sanremo e, da poco, coordina l'associazione “Effetto Farfalla”.

Ciao Fulvio, noi ci siamo conosciuti cinque anni addietro, in occasione di una cena, a casa di un amico comune, il Preside Osvaldo Giraudo, una persona lodevolissima, che ha improntato la propria vita lavorativa sul dialogo con gli studenti. Cosa ne dici, quest'oggi, di riprendere quel dialogo, iniziato in quella cena?

Sono d'accordissimo. Ricordo ancora con tanta allegria quella sera. Si, il Preside Giraudo è una grande persona, ha sempre promosso prima ancora del dialogo, l'ascolto, un aspetto da non sottovalutare nella società di oggi, che sempre di meno si presta a stare in silenzio per conoscere i problemi altrui e a cercare di dare una mano.

I genitori, oggi, ho l'impressione che si siano dimenticati di essere stati, anche loro, bambini. Antoine De Saint-Exupéry dedica proprio a questi adulti il proprio capolavoro, il “Piccolo Principe”. Che cosa hanno dimenticato maggiormente gli adulti oggi? Cosa produce nei giovani questa dimenticanza?

Gli adulti sono tali perchè guardano la carta d'identità. Sono adulti anagraficamente, ma in realtà sono ancora bambini, non hanno, molto spesso, le competenze per diventare dei pilastri portanti, sui quali i giovani possano sostenersi e trarre conforto nei momenti di bisogno. Di conseguenza, gli adulti oggi non possono ricordare nulla proprio perchè non hanno esperienza.

Però, Fulvio, vediamo molto spesso avverarsi il “gioco delle parti”: i piccoli diventano grandi nella loro semplicità e i grandi...?

I grandi diventano incapaci di gestire la complessità della realtà. Inoltre per dimostrarsi “grandi” decidono di farsi scudo per i più “piccoli”, prelevandoli così dalla realtà della vita, poiché ogni malessere, problema o decisione sbagliata che possa colpire i più giovani, indirettamente, prima colpisce proprio i più grandi.

Pensi al mondo della scuola, Fulvio? Alla classica vignetta che ritrae i genitori con i figli davanti alla cattedra, a colloquio con l'insegnante: nel 1980 i genitori subivano il fascino dell'autorità scolastica e quindi cercavano di collaborare con essa per correggere gli “errori” del figlio, mentre nel 2012 si presentano a scuola con l'”azzeccagarbugli” di turno?

In parte si. Nel passato, hai detto bene, i genitori subivano il fascino dell'insegnante, ma molte volte questo atteggiamento non permetteva di comprendere a fondo perchè il ragazzo fosse un po' troppo agitato oppure troppo silenzioso, oggi invece siamo giunti all'altro estremo, cioè alla difesa a spada tratta, che ovviamente non giova a nessuno, ragazzo in primis.

Per Sartre, filosofo esistenzialista, “l'inferno sono gli altri”: condannati a vivere liberi a subire la libertà e a essere conosciuti per quello che gli altri ci conoscono, non per quello che siamo ontologicamente. Come vivono la libertà oggi i ragazzi, Fulvio? Esiste per loro una sorta di “inferno”? Da cosa è rappresentato?

Partiamo dalla fine di questa domanda, davvero molto complicata, in quanto una sola risposta non è sufficiente. L'inferno oggi è rappresentato dal nichilismo; in buona sostanza vi è troppa differenza tra le generazioni. Ti faccio un esempio, utilizzando il lavoro. Famiglia composta da madre, padre e figlio unico. Catapultala nella situazione economico-sociale odierna. Il padre è operaio, la madre impiegata. Il padre lavora da tanti anni per portare a casa uno stipendio, con il quale cerca di far sopravvivere l'intera famiglia, subendo la cancellazione di diritti e sudando davvero molto per un misero stipendio. Il figlio di questa coppia, e ti posso assicurare che in questa realtà molti ragazzi ragionano in questo modo, deciderà di non fare la stessa strada del padre, deciderà di non conoscere il gusto del sacrificio, perchè vive in una società che promette il guadagno facile, che certifica la vittoria soggettiva tramite l'apparenza, tutto viene soddisfatto tramite il click. Nel passato i punti di riferimento con cui relazionarsi erano certi e fermi: il lavoro, l'amicizia, l'amore e anche, perchè no, piccole vittorie e piccole conquiste per essere accettati di più in una società sempre in divenire.

Io la chiamo la “società della velocità”, la velocità delle macchine, dell'industria che si evolveva per tramite della catena di montaggio (Charlie Chaplin in “Tempi Moderni” è stato l'emblema di fine '800 inizio '900), la velocità delle macchine sportive e della tecnologia che ci mette in contatto col mondo intero, oggi.

Ricordo un tuo articolo, che lo chiudevi con il riferimento a Vittorio Arrigoni, Vik, quando scriveva “Restiamo umani”. Ecco, questa frase non deve diventare un mantra di una parte politica o una filosofia da sbandierare nelle frasi d'effetto. Quella frase deve ritornare a essere lo stemma della vita degli uomini.

Conosce ancora “l'evoluzione psicologica”, la società di oggi, Fulvio? Potremo un giorno dedicargli una nuova “sonata per gli uomini buoni”?

La società di oggi è comunque composta da tante ragazze, da tanti ragazzi, moltissimi uomini, ai quali dedicare una sonata del genere. Io penso all'esperienza lavorativa e sociale, “Baraonda”, “Effetto Farfalla”, vivono e sopravvivono grazie alla solidarietà. Oggi l'evoluzione psicologica è necessaria per spazzare definitivamente via la precarietà, che condiziona la vita e le relazioni, per tornare a stabilire con certezza i ruoli e i compiti dei grandi e dei più giovani.

Conosco Baraonda, ma hai menzionato “Effetto Farfalla”, di cosa si tratta?

Effetto Farfalla è una associazione che cercherà di occuparsi del disagio giovanile. Ricorre alla struttura del volontariato, cercherà di ricostruire il ponte di collegamento tra i giovani e la società, partendo dall'aiuto, dall'ascolto e dall'iniziativa.

Posso aggiungere una cosa?

Certo Fulvio, dimmi pure!

Il discorso su “Effetto Farfalla” vorrei portarlo avanti nelle prossime settimane, nelle quali inizieremo a proporre alcune iniziative. Ti invito e invito tutti coloro che fossero interessati a seguirci sui canali dei socialnetwork, come Facebook e ovviamente a venirci a trovare.

Appunto questo impegno con molta felicità, nella speranza di poter contribuire a dare una mano ad una associazione che persegue fini nobili e socialmente davvero tanto importanti.

Fulvio, rimanendo nell'ambito dell'associazionismo, veniamo alla politica in senso ampio: è presente o manca su questa realtà odierna?

La politica, penso, abbia staccato la spina al contatto con la realtà. Realtà che significa consapevolezza di come vivono i giovani, di quali siano le loro paure, le loro speranze ma soprattutto le loro aspirazioni. Ha staccato la spina alla consapevolezza culturale-sociale: educare oggi è sempre più difficile, è cambiato il modo di essere adulti e di essere genitori. Spesso si sente parlare di peer education, che ritengo difficile da attualizzare in una società in continua evoluzione, poiché mancano anche i presupposti di sostegno e di aiuto, che proprio dalla politica dovrebbero giungere. Basterebbe fermarsi un secondo e ripartire piano piano, un po' come un treno, che dalla stazione, una volta aver riempito le carrozze, incrementa la sua corsa, partendo però con pochi chilometri orari.

Spiegati meglio.

Vedi, oggi penso che manca l'idea della fatica. Al tempo di oggi la tecnologia, con il bottone da premere, ti permette di sentirti costituzionalmente esonerato dal faticare.

Questo forse accade poiché proprio la politica non tiene più in considerazione l'articolo 1 della nostra Costituzione, quando afferma che “l'Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro”. Gli scandali politici odierni sanciscono definitivamente l'idea, secondo la quale la politica vuole interessarsi del lavoro senza sapere cosa sia il lavoro e che gusto abbia la fatica.

Storicamente la Sinistra si faceva portavoce delle istanze dei più deboli, prometteva la realizzazione di leggi che portassero maggiori tutele e diritti ai lavoratori, alle famiglie e ai giovani, oggi, è doveroso fare anche un po' di autocritica e capire perchè tanto si è sbagliato. Il Centro-Destra, per quello che si è rappresentato con l'esperienza di governo Berlusconi, ha invece sempre promosso l'impegno ad offrire benessere, quel benessere tipico di chi possiede beni e ricchezze in genere, a chi invece non le ha mai possedute: promettendo ciò si è saltato però lo step per eccellenza, quello della fatica.

Mi viene in mente il film che in questi giorni sarà proiettato nelle sale cinematografiche, “Reality”, di Matteo Garrone. Un attore non professionista supera i provini preliminari per partecipare ad un reality show e per farsi votare dai telespettatori si crea un'aurea di popolarità, che in realtà distruggerà il suo vero essere.

Si, una buona metafora di come è realmente la società di oggi.

Il “Piccolo Principe” ad un certo punto del racconto afferma che “gli occhi sono ciechi. Bisogna cercare col cuore”. Da cosa sono accecati gli occhi dei grandi? Cosa invece riescono i giovani a vedere e a percepire col cuore, che invece i grandi non riescono?

Gli adulti sono ciechi poiché sono saltati in aria alcuni punti di riferimento necessari. Gli adulti deficitano di funzione critica, manca una sorta di “alleanza” tra gli adulti, un coordinamento finalizzato a stabilire cosa siano e cosa devono fare i grandi e le libertà e i doveri dei più piccoli.

Non semplice nella realtà sociale di oggi...

Per niente semplice.

Guicciardini affermava il principio della “discrezione”, come la capacità di adattarsi alle diverse realtà e problemi della vita.

Concordo, anche se il punto più importante è saper partire con i mezzi e le persone giuste, poi la realtà ci dirà cosa fare e proporre.

Ultima domanda Fulvio a questa nostra chiaccherata. Lo spirito e l'impegno che promuovi a queste iniziative, come Baraonda ed Effetto Farfalla, ti fanno, almeno ai miei occhi, un bravo “pasionario” dei sogni e delle speranze dei più giovani. Qual è il sogno più importante nel cassetto del Dott. Fulvio Rombo?

Riuscire a far diventare il centro di aggregazione giovanile una realtà istituzionale, presente in ogni quartiere, dove far incotrare non solo i più giovani ma anche un luogo di informazione, dibattito e formazione per gli adulti...

Una sorta di “Baraonda adulta”?

Esatto e allo stesso tempo vedere quel vento di cambiamento che possa portare, in questo settore, quella trasformazione culturale che faccia raggiungere quel patto tra generazioni per gli adulti e per i più piccoli.

 

Saluto Fulvio e nei passi del ritorno ripenso a questa chiaccherata. Mi viene in mente una frase di B. Brecht: “chi combatte rischia di perdere, chi non combatte ha già perso”. A Fulvio, ai volontari di Baraonda e a tutti coloro che si uniranno al progetto “Effetto Farfalla”, il più grande “in bocca al lupo”, perchè un giorno possano scrivere vicino alla frase di Brecht, “io ho combattuto, non ho vinto, non ho perso, ma mi sono messo in gioco, ho giocato la mia battaglia e l'ho vinta”.

 

 


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