giovedì 29 giugno 2017
01.07.2012 - Valerio Gambacorta

Ventimiglia: diritto allo studio negato. La parola ad una studentessa.

La notizia che rimbalza da qualche giorno sui media locali circa la vicenda dell'Istituto Professionale "Marco Polo" non può che lasciare sorpresi e allibiti in questa Estate traghettata verso afa e calura da Caronte...Abbiamo sentito una studentessa del corso di studi a "rischio".

I fatti sono noti, ma lasciamoli spiegare ad una delle studentesse coinvolte in questo fatto sorprendente. Silvia (quarto anno del "Marco Polo" - Istituto Professionale ad indirizzo aziendale) ci dice: " In pratica quest'anno io dovrei andare in quinta, sostenendo il prossimo anno l'esame di maturità (almeno è quello che spero!): avevo gia fatto l'iscrizione e ordinato i libri quando il 22 giugno ci ha chiamato la Vicepreside dicendoci che il Provveditorato aveva deciso di tagliare la nostra classe perche' non volevano fare una classe per sole sette persone (tra bocciati, ritirati, ecc siamo purtroppo rimasti in sette iscritti effettivi). Ora io non riesco a capire come possano non farci finire un ciclo di studi! La cosa paradossale dell'intera faccenda è che noi siamo ad indirizzo aziendale...a Sanremo ad indirizzo linguistico e quindi non potremo accorparci. La sede scolastica più vicina con il nostro stesso indirizzo di studi è Chiavari!".

Paradossale Silvia, hai proprio ragione. In quest'afa che ha avvolto il nostro Ponente è una vicenda che, forse, non è stata ancora portata alla luce fino in fondo...

Un vero e proprio diritto allo studio "negato". Chi scrive si ricorda, però, come negli anni '90 al Liceo Classico di Ventimiglia fu regolarmente portata alla maturità (nel 1993) una classe composta di poco più di dieci unità (dodici per la precisione più un privatista), senza grosse difficoltà o pressioni in negativo da parte dei dirigenti del Provveditorato di allora. Una classe che, a sua volta, per bocciature o ritiri perse per "strada" svariati elementi.

La cosa che più balza agli occhi è che se il corso non verrà effettivamente attivato, l'unica soluzione a disposizione per Silvia e i suoi compagni di classe (mettendo da parte un trasferimento a Chiavari...) sarà quella di sostenere l'esame da "privatista" restando ai box per un anno scolastico intero, salvo poi buttarsi nella fatidica "notte prima degli esami" di vendittiana memoria a Giugno inoltrato, senza godere di quel percorso di crescita emozionale e culturale che solo l'ultimo anno può dare; ma con il confronto costante con i compagni di classe all'interno di un'aula e, ovviamente, con i tanto amati - odiati professori.

Urge anche una riflessione su come la scuola venga, ormai troppo spesso, considerata burocraticamente come un insieme di numeri. Ma la statistica, la matematica applicate alla scuola molto spesso creano disequilibri: numero minimo per costituire classi, numero massimo di plessi scolastici insistenti su un determinato territorio, ecc. Una prassi che, in tempi di "spending review", va molto di moda se applicata al sociale, alla sanità e al mondo scolastico appunto; settori che dovrebbero essere "colonne" portanti della nostra società. Si susseguono, invece, vertiginosi tagli in una gara tra poveri a chi viene privato di più delle già poche risorse a disposizione. Nel caso di Silvia e dei suoi compagni  ad essere "tagliata" è un'intera classe...

Da anni, tra l'altro, si dibatte sulle possibilità di aprire una sezione staccata dell'Alberghiero "Ruffini" di Arma di Taggia a Ventimiglia per agevolare i tanti studenti intemelii che ogni mattina, nei mesi di scuola, partono per Arma ad orari "antelucani". In questo caso la burocrazia è molto "lenta". Sono anni che se ne parla appunto...

Nel caso della classe di Silvia, invece, una decisione drastica presa sulla pelle degli studenti e dei loro genitori (ovviamente!) in maniera immediata. 

 

 


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