sabato 18 novembre 2017
04.03.2013 - REDAZIONE

I "Martedì letterari" tirano la volata al corso fiorito di Sanremo

Domani 5 marzo nel Teatro dell’Opera ore 16.30, nell’ambito del “Sanremoinfiore” che tratto il tema “L’uomo nello Spazio” Giovanni Caprara presenta l’opera “Storia Italiana dello Spazio (Mondadori Electra) e “L’Italia sullo Sthuttle” (Bompiani). Verranno proiettate foto e documenti.

La storia dello spazio italiano inizia alla fine del Trecento, prosegue con i fuochi pirotecnici, ma sarà l’Ottocento a segnare l’avvio delle ricerche sui razzi in chiave più scientifica, seguendo gli inglesi che per primi li costruivano e li impiegavano a scopo bellico. Dopo la Seconda guerra mondiale la Marina e l’Aeronautica “arruolano” due scienziati tedeschi per affrontare la tecnologia dei razzi. E negli anni Sessanta sarà Luigi Broglio a diventare il vero “padre” dello spazio italiano realizzando il primo satellite “San Marco” per indagare l’atmosfera. Un’avventura straordinaria per un’Italia coraggiosa che amava le sfide: in quel periodo il Paese conquisterà il suo ultimo Nobel scientifico con Giulio Natta.

La nascita nel 1988 dell’Agenzia Spaziale Italiana darà il via a un vero programma di esplorazione su vari fronti di ricerca cosmica e all’importante collaborazione per la stazione spaziale internazionale. Un libro documentato e appassionante che è una lunga storia di uomini: visionari, scienziati, tecnologi e politici che hanno sostenuto l’idea dell’esplorazione dello spazio. Una storia che, sempre confrontata con le imprese di altre nazioni, ha generato nuova scienza, nuove tecnologie e favorito lo sviluppo del Paese a livello internazionale in un campo d’avanguardia.

Giovanni Caprara è responsabile della redazione scientifica del “Corriere della Sera”. È autore di vari libri sulla storia della scienza, della tecnologia e dell’esplorazione spaziale, tra cui Era spaziale, L’avventura della scienza: sfide, invenzioni e scoperte nelle pagine del Corriere della Sera, Lo spazio, il quarto ambiente. Per Bompiani ha pubblicato Breve storia delle grandi scoperte scientifiche. Nel 2000 ha ricevuto il Premio “ConScientia” (giornalista scientifico dell’anno) assegnato congiuntamente dalle Università milanesi: Statale, Bocconi, Politecnico, Cattolica, e nel 2010 l’European Science Writers Award della Euroscience Foundation. Dal 2011 è presidente dell’UGIS, Unione Giornalisti Italiani Scientifici. Un’asteroide tra Marte e Giove porta il suo nome.

Scrive Piero Bianucci :

“ Fa tenerezza confrontare il grande affare spaziale di oggi con quelli che furono i suoi inizi, e in particolare gli inizi nel nostro paese. Ce ne offre l’occasione un libro di Giovanni Caprara di cui si sentiva il bisogno, una “Storia italiana dello spazio” pubblicata nei Saggi Bompiani (480 pagine, 19 euro). Il sottotitolo parla di “visionari, scienziati e conquiste dal XIX secolo alla Stazione spaziale”. E in effetti l’avventura che ha portato l’uomo fuori del suo pianeta in ogni paese è sempre partita da “visionari”: Tsiolkovski in Russia, Oberth in Germania, Goddard negli Stati Uniti...

I pionieri italiani sono meno importanti e meno famosi, ma non mancano. Caprara, responsabile della redazione scientifica del “Corriere della Sera” e puntuale cronista di tante imprese astronautiche, ce li presenta con molte notizie quasi inedite. Si incomincia con Giovanni de Fontana (1395-1455), autore di un libro sulle armi nel quale compaiono anche i razzi. Dalla Toscana “culla della pirotecnia”, si passa per Vannoccio Biringuccio, nato a Siena nel 1480, collega minore di Leonardo da Vinci ed esperto di “fuochi di guerra e di gioia”, e si approda a quelli che furono gli iniziatori delle moderne attività spaziali nel nostro paese: Forlanini, e subito dopo Giulio Costanzi, Luigi Gussalli, Gaetano Arturo Crocco, i torinesi Alberto Fenoglio e Aurelio Robotti.

Ma la maturità spaziale italiana ha un nome solo: Luigi Broglio. Nato a Mestre, morto novantenne nel 2001, appoggiato da uomini illuminati come Amaldi, Mattei e La Pira, riuscì a piazzare al largo del Kenya, vicino alla Malindi che ora vede gli ozi di Briatore e Berlusconi, il Poligono San Marco, due vecchie piattaforme petrolifere riadattate, una a rampa di lancio e l’altra centro di controllo.

Grazie a lui fu l’Italia il terzo paese del mondo a lanciare un satellite (in quell’occasione gli americani misero nelle mani di Broglio la loro base di Wallops, evento senza precedenti), grazie a lui andarono nello spazio, già dal mare del Kenya, gli altri quattro satelliti della serie “San Marco” e alcuni satelliti scientifici di altri paesi, tra i quali “Uhuru”,che aprì la strada all’osservazione del cielo nei raggi X. “


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