domenica 23 aprile 2017
10.11.2012 - Alessandro Giacobbe

Itinerari, alla scoperta di Calderara, frazione di Pieve di Teco

Un affascinante viaggio nei misteriori e sconosciuti luoghi dell'entroterra ligure

Calderara è una frazione di Pieve di Teco. Il primo abitato sulla sinistra, visibile appena usciti dal sistema di gallerie che mettono in comunicazione valle Impero con valle Arroscia. Di lato si nota il puntuto campanile di una chiesa cimiteriale. Pare che il nome del posto venga dai singolari camini delle case locali. Luogo in cui l'olivo rivaleggia con il bosco, in uno scenario alberato. La piazza di Calderara è fine della strada carrozzabile. L'automobile si ferma qui. Una fontana sempre rigogliosa offre la possibilità di riempire le borracce. Si prende la salita per il cimitero. Isolato, solo affiancato alla chiesa di San Giorgio vecchio. C'è anche la parrocchiale in paese, barocca, ma è San Giorgio nuovo. Il San Giorgio vecchio è una chiesa tardomedievale non priva di monumentalità con il suo campanile appuntito che ora si può osservare da vicino. L'interno è arioso, con il suo soffitto ligneo a vista, e colorato, con i cicli dipinti murali che datano dal XIV secolo in avanti: gli Apostoli con Gesù, San Cristoforo e via dicendo. Però la salita si impone, si piega verso la costiera, all'altezza di un sacro pilone. Tutto parla di sacro qui. Si sale quasi a quattro zampe, tra il bosco che cerca di prendersi quelli che un tempo erano orti e soprattutto vigne. Si riconoscono i cancelli sbattuti, i trogoli vuoti, le viti perenni. Infine si è in cima, dove ci attende una sorpresa: i ruderi di un edificio sacro ancora  più vecchio dei precedenti. L'abside e poco più, con finestre di fondo che portano a datare il sistema murario al XII secolo almeno. Un segno, invaso dall'alberatura, che ricorda la primitiva devozione bizantina per San Giorgio. Un punto di chiusura della valle nel sistema antilongobardo studiato da anni, che comprende siti come Campomarzio o Sant'Antonino di Perti nel Finale. Una pieve forse, stando ai racconti locali, che parlano di luogo di sepoltura dei morti, di primo fonte battesimale. Tutto da confermare. Anche luogo di confine. Basta qualche passo ed ecco le pietre di confine con il territorio di Lavina, infisse nel terreno da secoli. Perché Lavina era altro diritto, altro governo. Un luogo d'incanto, una bella passeggiata. 

 

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