giovedì 29 giugno 2017
08.11.2011 - Alessandra Chiappori

REPORTAGE: Genova, il fiume di fango con gli occhi di chi è rimasto e di chi è riuscito a scappare

I drammatici racconti di due studentesse imperiesi sulla giornata ormai memorabile del 4 novembre

Quello di venerdì è stato un terribile pomeriggio per i genovesi e per tutti coloro che abitano la città, pur non essendone originari. Tra questi, molti studenti, alcuni dei quali scappati verso le stazioni, altri intrappolati negli appartamenti, impotenti davanti al disastro in corso. Due ragazze di Imperia hanno raccontato a Ponenteoggi la propria esperienza, allegando alcune foto scattate per immortalare il disastro, incredibile a raccontarsi.

Elisa abita in centro, in via Palmaria, vicino alla centrale via XX settembre, ci spiega che la zona bassa di via XX settembre, verso Brignole, e altre vie, tra cui quella di casa sua, sono state colpite più di altre dall’alluvione perché formano una sorta di conca. “A dire la verità non mi ero accorta subito dei fatti” racconta “mi sono affacciata alla finestra dopo che aver sentito fracasso e una persona che urlava: avevo il fiume sotto casa, arrivava alla vita delle persone... Non avrei mai immaginato una cosa simile”. Elisa vive al primo piano, per cui quando l’acqua ha iniziato a entrare nel portone, si è trovata intrappolata in casa: “ci siamo fatti forza tra noi condomini, qualche coraggioso si è avventurato, la mia vicina di casa era terrorizzata”. Le foto scattate mostrano i motorini sotto casa coperti completamente dall’acqua, bidoni della spazzatura scomparsi, macchine accatastate. “Quando il tempo ha dato un po’ di tregua” va avanti Elisa “vari negozianti sono riusciti a liberare i tombini dalle erbacce che il fiume e il fango avevano portato e il livello dell'acqua pian piano è sceso. Ma i telefonini non prendevano, era impossibile chiamare, abbiamo giusto fatto in tempo ad avvertire il 115 che ovviamente era già al corrente della situazione. La strada era irriconoscibile, fango ovunque, negozi distrutti. Da subito i negozianti si sono messi a spalare, ma nel secondo pomeriggio si temeva un’altra ondata di piena, erano tutti allarmatissimi, sembrava fosse scoppiata una guerra”. Una situazione migliorata il sabato, quando gli “angeli del fango” hanno iniziato a collaborare per spalare le macerie dell’esondazione. Elisa, fermatasi a Genova nel weekend, descrive: “tutti si sono messi subito a lavorare, a spalare, ad aiutarsi a vicenda. Nessuno si lamentava ma anzi c'era una grande collaborazione tra abitanti e negozianti. La protezione civile, le ambulanze, i vigili del fuoco, volontari (tanti boy scout) molto giovani si sono messi subito a spalare e ripulire le strade. Sabato mattina sono uscita e grossa parte del fango era già stata tolta, gli autobus circolavano, con blocco però delle auto private. Genova è vivibile ora come ora, non è più in ginocchio, si sta rialzando con dignità ‘come aveva fatto nell'alluvione del 1970’ mi ha detto la vecchietta vicina di casa”.  

Federica, invece, ha affrontato il percorso fino alla stazione per tornare a Imperia, rischiando non poco, come si è resa conto una volta arrivata a casa e accesa la televisione: “fino all'ultimo non sapevo se partire oppure no, alla fine ho visto che gli autobus passavano e alle 12 ho deciso di uscire, sapendo che non sarei arrivata al treno asciutta”. Per alcune strade, in quei momenti, l’acqua arrivava già al polpaccio. Federica è riuscita a salire sull’autobus, e racconta così il percorso: “quando l'autista stava per partire, un volontario della Protezione Civile gli ha detto che non sarebbe arrivato in fondo, ma l'autobus è partito lo stesso. Arrivati all'altezza di via Donghi e poi fino a piazza Martinez, l'asfalto e il marciapiede non erano più visibili, coperti da un fiume di acqua marrone, i negozi stavano piazzando davanti agli ingressi delle tavole di legno o metallo per evitare di far entrare l'acqua. Superata la piazza, a parte la pioggia, la coda di macchine, i camion dei vigili del fuoco e le ambulanze, la situazione era ancora ‘normale’, ma già sull’autobus la gente chiamava i parenti per rassicurare e chiedere a sua volta notizie”. Lungo il percorso dell’autobus di Federica c’è anche il ponte Castelfidardo, che attraversa il Bisagno, in quel momento non ancora esondato ma già a un livello inusitato. Fino a Brignole, tutto regolare, ma prosegue Federica: “in stazione faccio la coda all'ufficio informazioni, chiedo qual è la situazione dei treni per Ventimiglia e mi dicono che devo andare a Principe perché ci sono problemi tra le due fermate. Solo più tardi vengo a sapere che la galleria per Principe si è allagata”. Una folla di persone occupava l’atrio della stazione di Piazza Principe, gli avvisi a rotazione annunciavano di treni soppressi, cambiati, con ritardi di almeno mezz’ora, come quello per Ventimiglia che Federica aspettava, arrivato alle 14: “il viaggio in treno a parte il pienone di gente è stato tranquillo. Da Finale in poi si vedeva il mare molto mosso, c'erano onde altissime, nel tratto di ferrovia vicino ad Albenga arrivavano quasi sui binari. Arrivata a casa, al sicuro, ho chiamato Genova per sapere come stavano le mie coinquiline: tutto bene nonostante per tornare a casa si fossero inzuppate. Dopo la telefonata mi sono attaccata alla tv per vedere com’era la situazione: ho scoperto che il Bisagno era esondato poco dopo che ero passata io, 5 persone erano morte e Brignole era allagata. Ho cominciato a mandare messaggi ai miei compagni di corso e ai miei amici di Genova per sapere come stavano. Per fortuna tutti mi hanno risposto, stanno tutti bene”.

Intanto l’Università, come tutte le scuole di Genova, resterà chiusa anche l’8 novembre, secondo l’ordinanza emessa dal Prefetto di Genova. L’avviso, reso noto attraverso i media, è pubblicato sul sito dell’Ateneo e sulle bacheche elettroniche dei portali di ciascuna facoltà.

 

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