martedì 20 agosto 2019
31.01.2014 - Marisol Bertero

'Anime alla Deriva' letto da Ponenteoggi

Roberto Negro è uno degli scrittori del Ponente Ligure più famosi,  ha al suo attivo numerose opere, tra le quali la serie  incentrata sul personaggio del commissario Scichilone: con Anime alla Deriva, ci ha sorpreso piacevolmente, ancora una volta.

Negro, nato ad Asti il 13 ottobre 1960, attualmente vive Perinaldo, sulle colline dell’entroterra nostrano, dove si cimenta nell’arte culinaria, gestendo il suo ristorante. Ha vissuto molte esperienze, dapprima come poliziotto, e in seguito quale volontario con A.I.F.O (Amici Italiani Raoul Follereau): ed è proprio vivendo così ogni giorno, e lavorando sodo, che Roberto ha trovato l’ispirazione per scrivere i suoi romanzi, che ultimamente, proprio con le avventure di Scichilone tendono al genere noir.

In ‘Anime alla Deriva’ troviamo l’intreccio di due storie, che hanno come protagonisti due soggetti ben differenti: da una parte proprio il commissario di Polizia, e dall’altra il giovane tossicodipendente Matteo Blancardi. La prima narra della difficoltà che ha Scichilone ad affrontare la vita di tutti i giorni, nella quale sta cadendo sempre più in una profonda depressione, e in cui l’alcol sta diventando il suo principale e unico compagno. L’uomo si sta chiudendo sempre più in sé stesso, lasciando fuori dalla sua vita anche gli amici e i conoscenti. Soltanto verso la fine del romanzo, il poliziotto deciderà di provare a uscire dal tunnel in cui stava finendo, cominciando le sedute con una psicologa. Matteo invece è un ragazzo drogato, che all’inizio del libro,  accompagna la fidanzata a cercare una dose: durante una colluttazione con il pusher la ragazza viene uccisa, e per vendicarsi, accecato dalla rabbia, Matteo ammazza il delinquente. Sicuro che sarebbe finito subito in prigione, fugge in Brasile, a Bahia, reinventandosi nei panni di Ernesto Palladini, e diventando volontario di un’associazione che si prende cura dei ninos de rua, bambini di strada. Anche qui Blancardi affronterà la malavita locale, ma questa volta non da cliente, ma da vero antagonista: cercherà infatti di salvare alcuni ragazzini dalla loro vita di schiavitù composta prevalentemente da furti e droga, anziché da scuola e giochi. Quando Matteo s’innamora della sua collega, sceglie di raccontarle chi è veramente, facendola scappare, ma scoprendo lui stesso di avere un peso sulla coscienza del quale ha bisogno di liberarsi. Il libro si conclude con l’incontro tra Scichilone e Blancardi, un evento che comporterà scelte importanti, e dal quale i due uomini usciranno profondamente cambiati.

Un romanzo scorrevole e interessante che, oltre ad intrattenere, apre gli occhi su una situazione terribile che è quella dei ninos de rua nei paesi dell’America Latina; è anche un libro che fa riflettere sulle scelte che si devono compiere nella vita di tutti i giorni, e ci fa capire che non tutto può essere esclusivamente o bene o male, ma solo un insieme delle due componenti.


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