martedì 15 ottobre 2019
27.05.2012 - redazione

Martedì Letterari: Giulio Giorello con "Il tradimento" chiude la stagione

Martedì 29 maggio al Teatro dell'Opera del Casino' alle ore 16.30. Introduce l’autore Ito Ruscigni, curatore della rassegna.

 Dall’introduzione:

"Incombe da sempre sui traditori la condanna morale. Per secoli l'immagine di Giuda, Bruto e Cassio ha rappresentato lo stereotipo del tradimento e della sua punizione. A queste figure forti si è sostituito oggi il tradimento facile della compravendita della politica. Ma la condanna morale dei traditori non è venuta meno... In questo attualissimo saggio che spazia da Shakespeare a Tex Willer, Giulio Giorello ci dimostra che al di là del rigore religioso il tradimento, quando è motore di cambiamenti necessari, può rivelarsi l'elemento portante dell'innovazione, se non addirittura il nucleo di un nuovo eroismo. Senza escludere i traditori in campo amoroso: Don Giovanni non tradisce forse le sue tante vittime per troppo amore?"

Giulio Giorello è nato a Milano nel 1945 e si è laureato in Filosofia nel 1968 e in Matematica nel 1971. Ha insegnato in facoltà di Ingegneria (Pavia), Lettere e filosofia (Milano), Scienze (Catania). Attualmente è titolare della cattedra di Filosofia della Scienza all'Università degli Studi di Milano. Dalle prime ricerche in filosofia e storia della matematica i suoi interessi si sono ampliati verso le tematiche del cambiamento scientifico e delle relazioni tra scienza, etica e politica. Collabora con il Corriere della Sera.

Tra i suoi libri: Parabole e catastrofi, intervista a René Thom (in collaborazione con Simona Morini, Milano 1981), Lo spettro e il libertino. Teologia, matematica e libero pensiero (Milano1985), (con Ludovico Geymonat) Le ragioni della scienza (Roma-Bari 1986). Ha curato una nuova edizione dell'Areopagitica di John Milton (Roma-Bari 1987) e, insieme a Marco Mondadori, del saggio Sulla libertà di John Stuart Mill (Milano 1981 e 1991). Presso l'editore Pierluigi Lubrina (Bergamo) é uscita la versione italiana del Giornale di Prigionia dell'irlandese John Mitchell presentato e curato insieme allo storico Pietro Adamo. Ha pubblicato recentemente una Introduzione alla filosofia della scienza, (Bompiani, Milano 1994) e Filosofia della scienza del XX secolo (Laterza Roma-Bari 1995). Dirige presso l'editore R. Cortina, Milano, la collana Scienza e idee.

Scrive Corrado Augias su il Venerdì di Repubblica:

Non mi meraviglia che uno studioso come Giulio Giorello abbia scritto questo cordialissimo saggio che si presenta da solo con il titolo: “Il tradimento”. Non mi meraviglia perché il tema è vasto, affascinante e soprattutto contraddittorio, tutte categorie nelle quali l'autore (Filosofia della scienza, Milano) naviga benissimo. Il traditore per antonomasia, il prototipo della categoria, è sicuramente Giuda. Ma siamo sicuri delle sue motivazioni? Sappiamo davvero, chiede Giorello, perché l'apostolo accettò quei maledetti trenta denari? Una delle spiegazioni possibili è che fosse proprio Giuda a sentirsi tradito da Gesù, avendo capito che con la sua mitezza e il suo amore non sarebbe mai diventato re dei Giudei, mai avrebbe liberato Israele dall'opprimente giogo romano. Su un piano metafisico, poi, ma di questo Giorello non si occupa, senza il suo "tradimento" non si sarebbero potute compiere le Scritture che volevano il sacrificio del figlio dell'Uomo per la salvezza del mondo.

Un altro esempio insigne di tradimento, anche se meno noto, è quello di Giuseppe Flavio, autore della Guerra giudaica. Vista la superiorità militare romana, Giuseppe passa al campo nemico e si consegna agli ormai certi vincitori. Tradimento? Certamente. Ma di cui fa buon uso, per ripetere il titolo del famoso saggio dello storico Pierre Vidal-Naquet Del buon uso del tradimento. Il racconto fatto dallo stesso Giuseppe del modo in cui riuscì a sopravvivere, e a tramandare l'epopea del suo popolo, è stato giudicato da Canetti, in Massa e potere, una testimonianza di cui non esiste pari "in tutta la letteratura mondiale".

Esaminando il machiavelliano Principe, Giorello fa notare come la menzogna, quindi il tradimento, sia connaturata all'esercizio della politica, al punto da dare ragione al saggio di Giuseppe Prezzolini Cristo e/o Machiavelli, dove si mostra che una "politica cristiana" è una contraddizione in termini. Assunto di cui abbiamo lampanti esempi nella politica di quel particolare Stato che è il Vaticano. Da Jago, altro principe dei traditori, al colonnello Phil Turner che tradisce Tex Willer, a Dante, a Shakespeare e a Topolino, Giorello ci fa capire la complessità di una figura, di un ruolo, che sarebbe semplicistico liquidare sulla base del solo criterio "morale". 

 


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